ABOUT ME

Mi chiamo Martina Rifici e sono nata a Roma nel 1988. Dopo essermi laureata in architettura nel 2017 ho deciso che volevo avvicinarmi al mondo dell'illustrazione, dove potevo esprimere meglio la mia creatività, senza regole o vincoli. 

Non ho intrapreso un vero e proprio percorso per trovare il mio stile. Dopo anni in cui mi sentivo "costretta" in qualcosa che non sentivo mio, il disegno mi è venuto in soccorso facendomi esprimere tutto ciò che provavo. Cosa che succede molto spesso ancora oggi. Volevo solo far vedere agli altri il mondo visto con i miei occhi. Volevo far sapere al mondo ciò che provavo visto che a parole non riuscivo a farlo arrivare. I miei disegni, infatti, sono spesso autobiografici o raccontano le storie di altri. Sono portavoce di ciò che siamo, di ciò che abbiamo vissuto. Ed è per questo che ho deciso di diventare tatuatrice. La carta non bastava più, almeno per me. Chi ama i tatuaggi sa cosa voglio dire. Non tutti i tatuaggi che porto hanno un significato vero e proprio ma in qualche modo dicono agli altri chi sono. Quando tatuo, voi affidate a me un pezzo di voi. 

Mi hanno detto più volte che dovevo scegliere se essere un'illustratrice e una tatuatrice. Io rispondo che non per forza dobbiamo essere una sola cosa. Io amo disegnare e amo farlo su diversi tipi di supporto (dal foglio alla pelle) perché lo scopo è raccontare. 

Ad oggi sono felice di fare l'illustratrice freelance e sono onorata di lavorare come tatuatrice nello studio di Serena Caponera, lo SCRIMSHAW TATTOO a Roma, zona Pigneto, con altri fantastici colleghi. 

ABOUT MY ART

Mi riesce difficile usare le parole. Il disegno e' il mezzo con cui esprimo le mie emozioni e mi racconto agli altri. Mi piace pensare che il mondo sia diverso da come lo vediamo e che le persone abbiano tanti mondi interni che nessun altro conosce. Infinite casette dentro di loro, tante quante le esperienze che vivono ( e viviamo ) e che formano una storia.E questo e' cio' che cerco di fare attraverso i miei tatuaggi e le mie illustrazioni. Ascoltare il brusio di quelle casette, dargli una voce, una forma.Perché  tutti, anche quando siamo silenziosi e vorremmo essere invisibili agli occhi degli altri, hanno bisogno di essere ascoltati.